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Sempre da Andreas, un altro spunto che voglio sottolineare:

Ad esempio, quando io vi chiedo di usare LibreOffice non significa che poi si debba usare LibreOffice con i bambini. Anzi, la cosa in generale mi pare che abbia poco senso: LibreOffice è una suite per ufficio, come Microsoft Office. Però può (non deve ma può) succedere che si facciano attività che comportino la scrittura di documenti di testo al computer – l’ho visto fare. Bene, in tali casi è giusto, etico e economico che nella scuola si usino strumenti di software libero.

Mi piace molto e mi trovo molto d’accordo con l’ultima frase. Ma chi mi conosce lo sa già 🙂

Ma, come sempre succede, ogni soluzione del problema, ogni successo, genera ulteriori nuovi problemi. È fisiologico. Significa che c’è vita. L’assenza di problemi è morte.

Ancora Andreas Formiconi che mi offre questa frase. Che vita sarebbe senza problemi? Meno male che ci sono. Frase da ricordare per chi non vuole avere problemi.

Dai commenti del Loptis leggo:

Le scuole che introducono i tablet in massa nelle classi sono una calamità.

Usate pure i tablet perché possono essere comodi, ma non perdete il contatto con il computer. se volete crescere in libertà e consapevolezza. Consiglio: se il budget è un fattore rilevante per voi, non scegliete il tablet come unico accesso alla Macchina…

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L’abitudine di considerare il proprio ruolo definito e definitivo, delegando la soluzione dei problemi all’organizzazione, è fallimentare nell’era contemporanea

Altre citazioni interessanti distillate dal prof. Andreas nel suo corso permanente di tecnologia nella didattica. Leggi il seguito di questo post »

Dall’ultimo post di Andreas Formiconi:

Insomma, il cyberspazio non è il paese dei balocchi ma è il mondo, che è pieno di ciarpame e ricchezza allo stesso tempo. Per percorrelo e conoscerlo occorrono attenzione e ponderazione.

Condivido questa affermazione, molto spesso dimenticata a scuola dove troppo spesso il lavoro è indirizzato a favore di una alfabetizzazione informatica limitata agli aspetti tecnici.

Per contro c’è un sorta di demonizzazione del web, come se tutto ciò che si trova sia portatore di male o di chissà quali insidie. Con questo non nascondo che esistono delle reali minacce, più o meno evidenti, ma lo stesso è nel mondo reale. Come insegnamo a vivere i luoghi reali con prudenza e attenzione, dobbiamo porporci di fare lo stesso per i luoghi virtuali, con maggior consapevolezza di quanto troppo spesso i nostri ragazzi cosidetti “nativi digitali” vivono la loro presenza nei social e in rete.

A proposito di nativi digitali, come non ricordare l’ottimo articolo di Paolo Attivissimo?

Sono molto contento di essermi iscritto al Loptis, Laboratorio On-line Permanente di Tecnologie Internet per la Scuola, tenuto e condotto dal prof. Andreas Formiconi.

Ogni post che Andreas pubblica è pieno di spunti di riflessione che è facile perdere. Ecco allora che in questo appunto cerco di segnare alcune frasi che mi sono piaciute e che cercherò di tener presenti.

Qui facciamo un lavoro sulla consapevolezza, non sulla demonizzazione. Perché, dall’altro lato, la cultura occidentale instilla anche un’insensata e direi quasi demente, aculturale, pretesa di sicurezza. L’insicurezza fa parte dell’esistere umano. Si tratta di imparare ad affrontare consapevolmente i rischi.

portiamo l’accuratezza della bella calligrafia nella digitazione attenta dei caratteri. Sono gli atomi della conoscenza, vanno trattati bene.”

anch’io sono in affanno, ho così tante cose che vorrei far partire qui che non so dove metter le mani. Che si può fare in questi casi? Calma, una cosa per volta.”

Potete fare domande, ovviamente, ma: fatele sempre in luoghi pubblici, non inviandomi un’email, cioè fatele commentando i post in questo blog, eccetto eventuali casi palesemente personali. […]  la vostra domanda potrebbe essere la stessa che vorrebbe fare qualcun altro e la risposta potrebbe comunque interessare altri. Invece scrivendo a me si satura il mio tempo in una maniera non proficua per la comunità. Dobbiamo imparare a sfruttare la tecnologia per giocolare con le idee, tendendole sempre ben visibili e alla portata di tutti.

L’abbondanza produce superficialità. […]  la comodità deprime l’intelligenza

I colonizzatori [del web] hanno determinato le regole dei recinti, hanno sedotto le genti con un patto del diavolo: – Voi fate le magie subito, senza fatica, in cambio mi date un po’ d’anima – che poi tutta o un po’ è lo stesso. Per vedere come si gioca nei recinti ci devi essere dentro, da fuori non vedresti niente, ma se entri l’anima non è più tutta tua.

Gioco, idee, ribellione, competenze, creatività, curiosità, volontà; necessità di pensare al di fuori dagli schemi. Sono proprio questi gli ingredienti necessari per popolare e dilatare gli interstizi al di fuori del conformismo imposto dai social network dominanti.

A ben poco servono le lavagne interattive, gli iQualcosa nelle scuole, in assenza di una chiara consapevolezza del contesto. La missione formativa non può essere confinata in corsetti ridotti a istruzioni per l’uso di nuovi ammennicoli, bensì deve avere un carattere sostanzialmente edificante.”