In questi giorni ho conosciuto un po’ di più le possibilità di un servizio come Open Street Map, una mappa costruita dagli utenti.
Ci si possono fare mille e mille cose: mi ci sto perdendo…

 

Spesso dalla lettura dei post del Mooc Loptis (Laboratorio online permanente di tecnologie internet per la scuola) nascono piste di approfondimento e di esplorazione. L’articolo “La chiusura è un disvalore” cita alcuni testi, ne ho scelto uno: La quinta disciplina, di Peter Senge.

quinta-disciplina

I commenti e i testi di Maria Grazia Fiore mi hanno incuriosito ancora di più e allora ecco che ho tra le mani questo testo che ho appena cominciato.

Già l’introduzione mi piace molto, le riflessioni che fa rispetto al “sistema di gestione dominante” mi confermano che si deve cercare di trovare strade alternative e stimolanti per la scuola di oggi in cui, troppo spesso, i nostri ragazzi sono considerati vasi da riempire e perdono strada facendo l’entusiasmo dell’apprendere e dello scoprire.

Delinea il futuro nel valore della collaborazione e della condivisione.

Di Senge nella introduzione citando persone significative e praticanti l’apprendimento organizzativo:

A modo loro, ognuno ha creato un sistema alternativo di gestione basato sul rispetto inveve che sulla paura, sulla curiosità invece che sull’insistente ricerca della risposta «giusta» e sull’apprendimento invece che sul controllo

e poi ancora:

Far si che le organizzazioni apprendano è possibile, perchè nel profondo siamo tutti discenti. Nessuno deve insegnare a un infante come si apprende. In effetti, agli infanti nessuno deve insegnare alcunchè. Essi sono per natura discenti curiosi ed energici, che imparano a camminare, a parlare e in larga misura a gestire i loro affari a modo loro.

Infine:

I singoli entrano nelle aziende come persone brillanti, ben istruite e piene di energia, con una gran voglia di fare qualcosa di diverso. Ma già a trent’anni soltanto pochi restano “in campo”, mentre gli altri semplicemente “mettono a disposizione il loro tempo”, per poi fare ciò che veramente li interessa durante il fine settimana. Essi perdono il commitment, l’impegno, il senso della missione e l’eccitazione con cui avevano cominciato le loro carriere.

Solleticata la mia curiosità dal post di Andreas sulla modellazione 3d, ecco che ho cominciato a esplorare questo nuovo mondo.

Guarda caso, nei giorni scorsi, vicino a casa mia, un giovane ragazzo ha aperto un negozio dove tratta stampanti 3d e quindi oggi sono andato a curiosare. Ho portato anche una chiavetta con qualche modello per capire cosa avrei potuto fare. Sono uscito con l’ordine della mia prima stampa, un modello reggitelefono che non ho minimamente modificato.

E poi, ecco che ho cominciato a pasticciare, sia esplorando thingiverse, che facendo un primo esperimento in tinkercad.

Cosa avrei potuto fare se non una targhetta con il nome di mia figlia che mi pressava con il fiato sul collo? Ecco il modello su tinkercad.

Per ora è abbastanza.

Nella scuola in questi ultimi mesi si sente parlare in modo sempre più frequente di coding, il pensiero computazionale, tralasciato nell’insegnamento dell’informatica a discapito dell’addestramento all’uso di alcuni programmi che vengono da molti ritenuti indispensabili.
Il ministero dell’Istruzione si è fatto promotore di un’iniziativa che ha lo scopo di colmare la grossa lacuna che si è formata nel percorso formativo della nostra scuola. Attraverso la partecipazione a Programma il futuro gli insegnanti hanno la possibilità di far partecipare i propri alunni ad attività di coding all’interno della piattaforma americana Code.org.
Anche io ho partecipato e iscritto le due classi in cui lavoro. I bambini, di 9 anni, una volta la settimana svolgono le attività proposte in modalità laboratoriale, oppure a casa autonomamente.
Una delle lezioni che si incontrano nel percorso prevede l’invenzione di una storia. Il risultato è stato che la fantasia ha cominciato ad espandersi e i bambini ci hanno preso gusto.
Abbiamo cominciato a raccogliere i risultati in una pagina di un wiki che teniamo come block-notes condiviso e veloce per i lavori di classe. E allora ecco che è scattata l’imitazione: i bambini hanno cominciato a guardare le storie degli altri e a migliorare le proprie.
Per adesso siamo arrivati qui, vedremo come continuerà il lavoro.

Piccoli appunti per riflettere sull’insegnamento della matematica.

Prima di tutto un video di Daniela Lucangeli:

Interessante è anche il discorso di Camillo Bortolato riguardo il suo metodo analogico. Ecco un video che illustra l’uso della linea del 20:

Ho avuto l’occasione di incontrare alcune colleghe  maestre di una scuola della zona di Lecco. Dopo un incontro-fiume in cui ho fatto vedere tutti i vari programmi liberi che si possono usare a scuola (libreoffice, freeplane, scratch, linux) sono uscito con la consapevolezza rafforzata che il tutoraggio è la strada da percorrere per fare formazione in modo efficace. Il contatto personale con gli altri ti permette di instaurare rapporti di conoscenza reciproca e ti permette di trovare soluzioni efficaci per l’uso del computer a scuola.

Scratch è un programma che è da molto tempo che mi incuriosisce. Per vari motivi non ho mai avuto modo di fare poco più che qualche velocissima esplorazione, senza approfondire più di tanto. scratch1Questa estate è arrivato però alla ribalta il tema del coding: introdurre nelle scuole la materia dell’informatica non come mero addestramento all’uso di programmi specifici, ma come attività di programmazione attraverso programmi come per esempio Scratch. Come punto di partenza della mia esplorazione ho preso la pagina del wiki del gruppo di wiildos Scratch e i suoi fratelli, in cui è inserito il lavoro del maestro Alessandro Rabbone. Rabbone ha una grande esperienza d’uso del coding nella sua attività, raccolta nel sito personale, e ha colto l’occasione del ritorno in auge di questo tema per inaugurare un blog dedicato esclusivamente alla programmazione. Ecco, questi i miei punti di partenza. Intanto esploro, poi si vedrà…

Da domenica sono in possesso di un Raspberry pi B: oggi mi è arrivato lo scatolino e i vari cavetti. Mi manca ancora il cavetto per il video e poi sono operativo e posso provare a pasticciare un po’. Terrò un diario dei miei esperimenti con questo mini computer.
Ah, dimenticavo, tra poco ricomincia la scuola: chissà che non ci possa fare qualcosa….

Sono proprio curioso!

Speranza, ottimismo, soddisfazione, giovani attivi, voglia di imparare.

Sono queste le parole che mi sono rimaste in mente dopo l’incontro di martedì scorso con Andreas a Paderno d’Adda. Il Loptis si sposta e viene a trovarci, con tutto il suo ambaradan di tecnologia liberante. Leggi il seguito di questo post »

Dai commenti del Loptis leggo:

Le scuole che introducono i tablet in massa nelle classi sono una calamità.

Usate pure i tablet perché possono essere comodi, ma non perdete il contatto con il computer. se volete crescere in libertà e consapevolezza. Consiglio: se il budget è un fattore rilevante per voi, non scegliete il tablet come unico accesso alla Macchina…

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